SANDRO BOLCHI sito ufficiale

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PUCCINI (1973)

30 maggio 2017

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Lo sceneggiato Puccini, regia di Sandro Bolchi, con Alberto LionelloIlaria OcchiniTino Carraro, viene trasmesso in 5 puntate, dal 7 Gennaio al 4 Febbraio 1973.

 

Non l’edizione trasmessa dalla Rai nel 1973, cinque puntate da quaranta minuti ciascuna, bensì il raro restore cut, la versione originale precedente ai tagli operati per l’adattamento televisivo: cinque episodi di diversa durata, alcuni oltre gli ottanta minuti. Questa l’emozionante scoperta del professor Pier Marco De Santi proprio durante la visione di martedì sera, cui è seguita la decisione, in accordo con l’entusiasta pubblico, di proseguire la lunga proiezione nella serata successiva.

Puccini di Sandro Bolchi ripercorre con precisione e intensità i tratti salienti della biografia del Maestro, alternando in modo armonico le vicende della vita privata ai grandi successi delle opere: un piccolo grande capolavoro della televisione italiana, irripetibile e, visti i tempi che corrono, impossibile da emulare. Questo romanzo sceneggiato (la definizione originale e più corretta di tale genere), è uno degli altri grandi titoli ormai dimenticati dal palinsesto Rai, tra cui ricordiamo I promessi sposi (1967), I Miserabili (1964), Una Tragedia Americana (1962), Le inchieste del commissario Maigret (1964-1972), giusto per citarne alcuni.

La sigla iniziale contribuisce fin da subito a creare l’atmosfera: immagini del lago di Massaciuccoli, piccole case di pescatori, barchini e giunchi mossi dal vento, accompagnate dalla struggente delicatezza del Coro Muto di Madama Butterfly.

Siamo a Milano, negli anni dei traballanti successi di Le Villi ed Edgar: il compositore viene introdotto dai volti e dalle parole di altri, ancor prima che dalla figura di Alberto Lionello. Nella sequenza iniziale, fatta di lunghi primi piani e accurati dialoghi, troviamo un formidabile Tino Carraro nei panni di Giulio Ricordi, onnipresente angelo custode determinato a sostenere l’attività del giovane e promettente musicista di fronte allo scettico consiglio di amministrazione della casa editrice. A questo si alterna il colorito siparietto dello sfortunato Alfredo Catalani, intento a sottolineare di fronte agli amici il carattere spocchioso e la mancanza di talento del conterraneo rivale; si passa poi all’energica e appassionata Elvira Bonturi (Ilaria Occhini), compagna di una vita, attraverso la quale subito emerge l’irrequietezza sentimentale di Giacomo.

Da questi presupposti si sviluppano le vicende narrate, fatte di complessi e tormentati rapporti umani, non raramente portati all’esasperazione, e di un percorso creativo sospeso tra l’euforia dei grandi successi e lo scoramento per la mancanza d’ispirazione, dell’idea giusta, di quella cosa che renda l’opera musicalmente e teatralmente perfetta. Il tutto vissuto sul filo di un’inquietudine insanabile e crescente con lo scorrere inesorabile degli anni.

Ecco quindi la determinante, a tratti incondizionata, fiducia imprenditoriale e paterna di Giulio Ricordi, ripagata con una stramba commistione di gratitudine e indolenza; segue invece il rapporto burrascoso con Tito (Luciano Alberici), successore nella direzione della casa editrice, percorso da una sottile rivalità e diffidenza reciproca. Spassosi i quadretti con i librettisti Giuseppe Giacosa (Mario Maranzana) e Luigi Illica (Vincenzo De Toma), misurato e composto il primo, impaziente e impulsivo il secondo: una coppia comica, spalla ai seri, e al contempo divertenti, tormenti creativi di un Puccini apparentemente impossibile da accontentare nelle sue fumose e impetuose richieste.

In tutto questo, la dinamica, la più importante, della relazione con la moglie Elvira, croce e delizia, costante guida e punto di riferimento, amata con debordante passione, tradita con altrettanta leggerezza e a volte perfino temuta; la bella Ilaria Occhini rende i tratti di una donna gelosa e sanguigna, di cui Floria Tosca sembra quasi essere una proiezione, ineluttabilmente votata alla violenza di un grande amore che dà vita e corrode allo stesso tempo. Questo esasperato sentimento sarà causa della tragica vicenda legata alla cameriera Doria Manfredi (la cantante Nada, giovanissima al tempo), su cui il regista Paolo Benvenuti ha recentemente fatto luce, nonché costante motivo di riflessione per Sybil Seligman (Ingrid Thulin), intima amica di Puccini e quasi espressione della sua coscienza.

In pressoché totale aderenza alla biografia del Maestro, le psicologie dei personaggi (sia protagonisti sia comprimari) risultano ben delineate attraverso l’attenta sceneggiatura di Dante Guardamagna; la recitazione appare calibrata e puntuale in ogni aspetto, rispondente a un unitario progetto poetico in cui nulla è lasciato al caso. Come se le lezioni di questi e altri grandi fossero cadute nell’oblio, siamo ben lontani dalle spesso deprimenti fiction attuali, dove chiunque può improvvisarsi attore in assenza di una coerente linea registica.

Uniche e preziose le scene delle rappresentazioni teatrali, che maggiormente hanno subito i tagli in fase di adattamento televisivo; come in un corale omaggio, vengono convocate alcune fra le ultime grandi voci che la storia della lirica può vantare, senza speranza che il presente possa reggere il confronto. Il possente Placido Domingo è il cavaliere Des Grieux in Manon Lescaut, primo successo indiscusso del Maestro, Katia Ricciarelli diviene la delicata Mimì in La Bohème, la bellaAnna Moffofa rivivere lo strazio di Madama Butterfly; l’apoteosi si raggiunge però con Tosca, di fronte all’irripetibile vigore canoro e interpretativo di Mario Del Monaco (Cavaradossi) e alla potenza baritonale di Tito Gobbi (Scarpia). Dopo aver vinto un primo momento di  commozione di fronte a tali autorevoli saggi di maestria, davvero è inevitabile interrogarsi circa i tristi tempi che la lirica (e non solo) sta vivendo, soprattutto per quanto riguarda la reale presenza ed educazione di nuovi talenti.

Dopo una cruda e realistica incursione nell’atroce malattia che lo conduce alla morte, lo sceneggiato si conclude con le lapidarie parole del direttore d’orchestra Arturo Toscanini (Giancarlo Dettori), che interrompe la rappresentazione della prima di Turandot (25 aprile 1926, Teatro Alla Scala di Milano) alla la morte di Liù, ultima scena musicata. Segue un ingombrante silenzio, durante il quale scorrono i titoli di coda.

Strepitoso Alberto Lionello: se lieve è la somiglianza nei tratti somatici, in certi momenti accentuati grazie a un sapiente uso di trucco e fotografia, impressionante è la resa della psicologia del Maestro, in assoluta sintonia con ciò che di lui è dato sapere tramite le fonti a disposizione, innumerevoli e tuttora in fase di aggiornamento. Schiettezza tutta toscana nei modi, ironia, voglia di divertirsi e godersi la vita purché lontano dalla mondanità, urgenza creativa, passione e inconfessata deferenza verso la figura femminile: il tutto sorprendentemente condito con una perenne, sottile irrequietezza che lo accompagna in ogni gesto e si trasforma in commossa malinconia nel corso del pietoso avanzare della vecchiaia. Questo è Puccini, fragile uomo prima ancora che musicista, divino nel suo essere così incredibilmente terreno.

Puccini 1973 ( III )

Puccini (1973) Regia di Sandro Bolchi. Sceneggiatura di Dante Guardamagna. Consulenza di Mario Labroca ed Enzo Siciliano. Scene e costumi di Ezio Frigerio. Regia delle opere liriche: Beppe De Tomasi. Scene e costumi: Carlo Tommasi, Franca Squarciapino. Girato quasi interamente nei luoghi originali.

Cinque puntate di 65 minuti circa ciascuna.
Interpreti principali: Alberto Lionello (Puccini), Ilaria Occhini (Elvira, moglie di Puccini), Tino Carraro (Giulio Ricordi), Vincenzo De Toma (Luigi Illica), Mario Maranzana (Giacosa),

Interpreti della terza puntata: Josè Quaglio (Victorien Sardou), Luciano Alberici (Tito Ricordi), Antonio Guidi (Beppe, fratello di Elvira), Alina Moradei (Ida), Arturo Dominici (Frank Neilson, direttore del Covent Garden), Paola Quattrini (Gianna), Rosetta Salata e Silvia Arzuffi (attrici nella Butterfly a Londra), Carlo Reali (David Belasco), Guido Lazzarini (il medico che visita Puccini), Antonio Fattorini (Tonio, figlio di Puccini), Vasco Santoni (fattore di casa Puccini), Nada Malanima (Doria Manfredi), Pierluigi Zollo (Manfredi, fratello di Doria), Ruggero De Daninos (avv. Rota), Gianfranco Mauri (un ligéra), Gianni Rubens, Walter Valdi, Giancarlo Busi (tre disturbatori alla prima della Butterfly).
Cantanti: Mario Del Monaco, Tito Gobbi, Clara Petrella.

3.

La terza puntata inizia a Milano nel 1898, con le cannonate di Bava Beccaris sparate direttamente sulla folla di manifestanti. E’ un evento che a scuola, nei corsi di storia, viene sempre dimenticato; ma che ebbe profonde ripercussioni negli anni seguenti. Vi furono molti morti, il numero preciso non è mai stato documentato. Il regista Bolchi mette molte immagini di quei giorni, si tratta delle fotografie originali di Luca Comerio che fu uno dei primi veri fotoreporter.
Di seguito, vediamo Puccini con il librettista Luigi Illica nello studio di Victorien Sardou, a Parigi, in attesa di essere ricevuti: si tratta della Tosca, opera teatrale di grande successo già prima di essere messa in musica. Sardou è uno degli scrittori più celebri di quel periodo, lo studio è probabilmente quello originale. Si attende l’arrivo di Tito Ricordi, figlio di Giulio, che ha ormai preso in mano gli affari di Casa Ricordi; Sardou ha detto che vuole parlare solo in presenza di un rappresentante ufficiale della casa editrice. Nell’attesa, Illica rimprovera a Puccini la sua mancanza di interesse per quello che succede, mentre lui si è impegnato e sta dalla parte degli insorti. Puccini gli risponde, più o meno, che a lui interessa solo di vivere tranquillo e che in questi discorsi non vuole entrare.
Li raggiunge poi Tito Ricordi (l’attore è Luciano Alberici) e comincia il colloquio con Victorien Sardou, interpretato da Josè Quaglio. Ci sono delle discussioni, ma poi si trova un accordo; come tutti gli autori, anche Sardou temeva che si stravolgesse troppo il suo dramma.
Il grande successo di Tosca coincide con l’uccisione di re Umberto I a Monza, l’anno è il 1900. Di re Umberto riporto la voce della Garzantina: «Umberto I (Torino 1841- Monza 1900) re d’Italia – (1878-1900). Figlio di Vittorio Emanuele II, sposò la cugina Margherita. Di tendenze militaristiche e autoritarie, intervenne nella vita politica in senso reazionario: rafforzò i poteri della corona anche con leggi eccezionali, appoggiò il colonialismo di Crispi e approvò la repressione dei moti popolari di Milano nel’98. Fu ucciso dall’anarchico Gaetano Bresci.»

La prima assoluta di Tosca è a Roma, proprio la città dove si svolge il dramma (che è ambientato in epoca napoleonica). Bolchi invece ci porta subito a Londra, sempre per Tosca, dove troviamo Tito Ricordi, Puccini, e Frank Neilson del Covent Garden. Puccini ricorda che per la prima di Tosca a Roma c’erano anche i Savoia, che il teatro fu perquisito perché si temeva ci fosse una bomba, poi conclude con leggerezza “meno male che l’hanno ammazzato adesso e non quando c’eravamo anche noi”, e per questa frase verrà poi aspramente rimproverato da Tito Ricordi in albergo, dando aperto inizio al loro dissidio. Però prima Puccini nota accanto alla locandina di Tosca un altro manifesto che lo incuriosisce molto, e chiede a Neilson se è possibile andarci: è il dramma “Madame Butterfly”, scritto dall’americano David Belasco. Si va a teatro e Puccini ne è entusiasta, non conosce l’inglese ma la storia è chiara, contatta subito Belasco nel retro del palcoscenico, e gli dice che vuole mettere in musica il suo dramma.

In albergo, la sera prima, c’era stato un aperto dissidio con Tito Ricordi: “tuo padre è come un padre per me, ma tu per me non sei un fratello, non mi sei neanche simpatico”. E insinua: “sei geloso, tuo padre ha più affetto per me che per te”. In albergo, Puccini trova anche una piacevole sorpresa: è arrivata la sua amante, Gianna.

In questo periodo cominciano i primi problemi di salute, il medico che lo visita gli dice di non fumare, la sua gola è molto irritata; ma Puccini si rifiuta di smettere. E’ il 1901, la morte di Verdi colpisce tutti profondamente. Sandro Bolchi ci fa ascoltare un frammento del Dies irae dalla Messa di Requiem di Verdi.

Puccini si compera l’automobile, la guida di persona, gli piace; ma poi un grave incidente gli costa la rottura di una gamba, e l’immobilità forzata a Torre del Lago. I giornali specificano: è rimasto con la testa vicino al motore, ha respirato molti gas di scarico. Giacosa va a trovarlo, ci sono difficoltà con l’adattamento della Butterfly e l’incidente sta rallentando il lavoro. Puccini è rimasto molto scosso dall’incidente, e a Giacosa dice, un po’ scherzando e un po’ serio, “adesso sono prigioniero dell’Elvira, non posso scappare”.
E’ in questi giorni che Puccini prende a servizio Doria Manfredi, una ragazza molto giovane; la vediamo accompagnato dal fratello, che si raccomanda molto con Puccini. Puccini ha ormai una certa fama, in fatto di donne, e il fratello della ragazza se ne preoccupa.
Nelle scene successive vediamo Puccini convalescente che continua a lavorare sulla Butterfly; viene a trovarlo Luigi Illica, e Puccini gli annuncia che ha congedato definitivamente la Gianna, e che sta per sposare Elvira: il marito lucchese è morto, ora non ci sono più impedimenti.
Gianna va dall’avvocato Rota, legale della Ricordi; ha intenzione di intentare causa a Giacomo Puccini, e l’editore vuole evitare uno scandalo. Si trova un accordo, Bolchi racconta questa scena con molta delicatezza.
Siamo arrivati al 17 aprile 1904, la prima della Butterfly alla Scala: non fu un successo, il successo arriverà ma dopo qualche mese. Per spiegare almeno in parte cosa successe, Bolchi e Guardamagna mettono in scena i ricatti effettuati da un capoclaque (l’ottimo Gianfranco Mauri, un altro attore del Piccolo Teatro) che all’ingresso della Scala ferma prima l’avvocato Rota, poi Tito Ricordi in persona; fa capire che vuole soldi altrimenti farà fischiare l’opera. Entrambi se ne vanno senza dargli peso, ma la Butterfly viene continuamente interrotta da clamori, fischi, risate.
Nel retro di un palco vediamo a consiglio Giulio Ricordi, Tito Ricordi, Illica, Giacosa e Puccini; le repliche di Butterfly saranno per il momento sospese. Puccini, ancora appoggiato alle stampelle, guarda verso il palcoscenico, ascolta la sua musica, non si capacita dell’insuccesso.

La verità probabilmente è questa: Madama Butterfly era un’opera davvero nuova, sicuramente nel soggetto, e aveva bisogno di tempo per essere capita. Nel 1904 non era ancora possibile, come facciamo oggi, ascoltare e riascoltare la musica nuova.

Nei filmati d’opera, vediamo Mario Del Monaco in “Tosca” che canta “E lucevan le stelle”; sempre in Tosca, il baritono Tito Gobbi canta il finale del primo atto. Clara Petrella è invece l’interprete delle scene da Madama Butterfly, che nella puntata successiva sarà invece affidata ad Anna Moffo.

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